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Infastidire
Come ben sappiamo, la legge del libero mercato, seppur non faccia una grinza in linea teorica, di fatto non produce di certo armonia ed equilibrio nella società, una distribuzione equa della ricchezza e via dicendo. Al contrario stimola spesso nei soggetti coinvolti comportamenti irresponsabili e/o illegali, dunque in sostanza la legge del libero mercato che conosciamo non è ‘giusta’. La legge in senso strettamente giuridico men che meno, in alcuni casi, e noi italici siamo davvero ben ferrati in materia. La legge della natura sarà pure suprema e praticamente perfetta, ma converrete con me che spesso è così crudele e bastarda da essere accettata con difficoltà. Quella divina lasciomola perdere.Esiste invece un’altra legge, magari atipica, magari impropria, ma di certo più giusta di tutte quelle sopra, e questa è l’infastidire chi sguazza nella manifesta arroganza, imbevuto fradicio di impunità e privilegi, spesso e volentieri glorificato dal successo economico e sociale. Individui apparentemente immuni da ogni ostacolo nella vita. Tranne uno, il mio punteruolo.
Ma non solo il punteruolo, in verità. Lui è l’estremista, la testa calda, a volte invece infastidire gli impuniti e gli arroganti è un’arte finissima e molto complessa, richiede sapienza e perfetta gestione delle variabili. Però allo stesso tempo è una cosa alla portata di tutti, è efficace, divertente e garantisce una soddisfazione a lungo termine, rilasciata ora dopo ora, giorno dopo giorno, in modo costante, fino a quando non si vede l’ora di infastidire ancora. Così, senza motivo apparente. Solo per recare danno a chi ha troppo e non se lo merita. Giusto per far andar loro qualcosa male. Non ci pensa mai nessuno a queste cose: tutti a sbandierare correttezza politica, ad accettare stil di vita opulenti in nome della libertà individuale, al massimo a provare invidia, ma sempre in modo controllato e civile. Lasciate invece che qualcuno faccia il lavoro sporco, che diamine. Mi offro volontario: Truck Driver, il giustiziere degli arroganti. Sì, cazzo, suona da dio.
Ecco come infastidire chi se lo merita:
- danneggiare con serenità e fermo vigore macchinoni (ma anche macchine normali) che palesemente se ne fottono dei pedoni o degli altri automobilisti e si comportano da impuniti insopportabili parcheggiando sulle strisce, in doppia/tripla fila, in oltraggiante divieto, a totale copertura del marciapiede ecc. Nessuna pietà per questi scarti umani: non rispetti i tuoi simili? Beccati ‘sta riga gigantesca del mio adorato punteruolo. Ma proprio un canyon dico, uno sfregio irrimediabile. Vediamo poi se lo fai un’altra volta
- riprendere a voce alta, in pubblico, chi fa il furbo e finge di non vedere la fila nell’accedere a un servizio qualsiasi, in negozio, e da tipico impunito di merda cerca di scavalcare i fessi (secondo lui) che aspettano e si illude di poter farsi servire subito. Perchè è il più bello forse. Non abbiate pietà per costoro. Non solo non è vero che non hanno visto, ma la loro psicologia spesso funziona così: io sono importante, non ho tempo da perdere. Faccio veloce, non ti preoccupare, e vado via subito. Manco morto, stronzo (o stronza): rimproveratelo a voce alta in modo brusco, fategli abbassare la cresta. Se risponde e fa addirittura lo sborone arrivate a insultarlo, perchè no. Non se lo merita? Ricordate che interventi simili fanno bene al mondo: abbattono l’arroganza, fanno scendere dal piedistallo, educano con il caro vecchio sistema del bastone. Senza carota
- infastidire chi non fa il proprio dovere in modo corretto per negligenza o malafede, pensando di scamparsela perchè alla gente alla fine non gliene frega niente eccetera eccetera. Tipo incaricati o funzionari, addetti, operatori (per non parlare dei dirigenti, ovvio), ma anche cittadini comuni. Gente che schifa le cose ed è pure insolente. Perchè risparmiare loro una bella rottura di coglioni? Perlomeno si ricorderà di me.
A ognuno il suo modus operandi, fratelli. L’importante è infastidire. Non abbassare mai la guardia. Creare piccoli ma significativi problemi a chi non si è mai fatto scrupoli a crearne, e a bizzeffe, ad altri. Sì, certo, avete ragione: non è proprio un ‘porgi l’altra guancia’, ma cosa posso dire… Spiacente, Gesù. Però ti apprezzo lo stesso. Sono i tuoi emissari che non ho mai sopportato troppo.
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kaizenology.wordpress.com
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Ferro 7
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A Easter Carol
Mbe’, dopo Natale, c’è Pasqua, no? Due anni fa, dico due, pubblicavamo il nostro A Christmas Carol sul fantasma dei natali passati… Be’ sembra che il nostro Tiny Tim sia risorto… Abbiamo estrapolato un pezzo di quel racconto dickensiano… poi dite che non siamo avanti…In un futuro non troppo lontano….
Renzo è nudo davanti allo specchio che gli restituisce l’immagine di un torace stretto con i pettorali definiti dalla palestra, il pene flaccido mezzo inghiottito dal pelo pubico. Prende la forbice e comincia a tagliarsi i ricci crespi, così alla brutta, grossolanamente. Prima davanti, poi i lati, infine dietro. Con la sinistra passa le dita fra i capelli e tira fino a far sollevare la cute, con la destra sforbicia, fino a che il cranio non rimane nudo, chiazzato qua e là di ombre di peluria superstite.
I bastardi non aspettavano altro. Con suo padre ormai fuori uso hanno cominciato a farsi i comodi loro, sfacciati e allegri come puttane a una festa. In lista lo hanno schiaffato al quarto posto, merde che non sono altri, in questo modo non salirà mai. La sua carriera politica finisce qui. Hai voglia a sprecarsi in paroloni di stima e nostalgia per suo papà; quando si è trattato di metterglielo su per dove non si dice non si è tirato indietro nessuno. Magari giusto un po’ a testa bassa, ma tutti in fila, alla faccia del Senatur. Se li ricorda ancora, nella stessa fila, con lo stesso ordine, ma dietro suo papà a Pontida oppure sulle rive del Po, con lo sguardo fisso sull’ampolla e le espressioni avide. Viscidi
I peli sul petto cedono al rasoio come lacrime a una spugna; del resto son pochi. Quelli in mezzo alle gambe è tutta un’altra storia, sono duri, ispidi, non vengon via. La lama affonda, ma strappa più che tagliare. Piccole screziature vermiglie affiorano sulla pelle bianchissima del ventre ormai glabro. Mettere i calzoni sarebbe un problema, adesso, ma ormai Renzo non ci pensa più.
Quella troietta di Clarissa non lo chiama da due settimane, non risponde al telefono, ai messaggi. La mail non ce l’ha perché dice che lei i computer non li capisce, ma tanto non risponderebbe manco a quella. L’antifona Renzo l’ha capita, le gambe si aprono solo quando conviene e adesso lui non è più un cavallo vincente, è zoppo. Clarissa era una gran figa, ma in fondo questa è la cosa che lo ha ferito di meno, in fondo lo sapeva di che pasta era fatta, mica ci voleva una laurea in psicologia.
La vasca ora è piena e calda come una vena di sangue. Renzo si immerge, ignorando il pizzicore della pelle rasata di fresco, si abbandona con la testa sul bordo per qualche minuto, la posizione è confortevole. Si ricorda che da piccolo suo padre cercava di lavargli i capelli proprio in quella vasca, ma lui faceva resistenza, chissà perché, e giù madonne rauche. Sorride al pensiero, mentre scarta la lametta e si incide in profondità all’interno delle cosce, cercando l’arteria. Male cane, l’ha trovata.
La raccomandata è arrivata stamattina, busta di carta di buona grammatura, orlata di nero come fosse listata a lutto. Università degli Studi, carta intestata del rettore, tono formale: Egregio signore, con la presente Le comunichiamo la decisione assunta dal senato accademico di revocarLe la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione, a suo tempo riconosciutaLe dalla precedente dirigenza. Ciò a motivo del fatto che Ella è del tutto sprovvisto dei sia pur minimi requisiti di competenza ed esperienza che avrebbero dovuto essere tenuti in conto per l’assegnazione del sopra richiamato titolo. Riteniamo infatti che la precedente decisione, oggi con la presente comunicazione revocata, sia stata consigliata, imprudentemente, da estemporanee valutazioni di convenienza politica che nulla hanno da spartire con la serenità di un giudizio accademico che ha da essere scevro da qualsivoglia speculazione extrascientifica. Si ritiene, invero, che l’attribuzione alla sua persona, per la quale nutriamo comunque sincera umana simpatia, di un titolo scientifico, sia pur onorifico, vada interpretato come l’ennesima evidenza della incontrovertibile decadenza e perdita di autorevolezza della comunità scientifica italiana, a cui intendiamo opporre la nostra fiera e ferma resistenza. Distinti saluti e buon Natale. Il Rettore Timothy Cratchit. L’ha letta tre volte, poi ha capito e ha pianto. Cazzo, la laurea no.
Si apre anche i polsi con due lunghe fenditure e abbandona le braccia in acqua. Si rilassa, in fondo è giusto, il Trota muore in acqua, ha una sua logica. Poi ha un fremito, si riscuote e zompa fuori dalla vasca, attraversa il tinello, pesta due pastori del presepe spargendo una scia rossa sulle piastrelle di gres porcellanato. Fruga nel cassetto del comodino, in camera da letto, prende la scatola di pelle e ritorna in bagno. Si immerge nuovamente e da dentro l’acqua apre la scatola, poggiata sul bordo della vasca. La Smith & Wesson è carica e ben oliata, dà un bel senso di sicurezza. Si infila la canna in bocca e si riappoggia alla ceramica.
Fammi stare tranquillo, va’. Tira il grilletto.***